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	<title>Vincix&#039;s Blog</title>
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	<description>Il blog di Vincenzo Marchica</description>
	<lastBuildDate>Tue, 19 Jul 2011 20:24:21 +0000</lastBuildDate>
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		<title>19 anni dopo</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 06:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincix</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi 19 luglio 2011 si ricorda la strage di via Mariano d&#8217;Amelio. Il pomeriggio del 19 luglio del 1992, il giudice Paolo Borsellino stava adempiendo ai suoi impegni di figlio. Andava infatti a trovare la madre&#8230; Io avevo 12 anni &#8230; <a href="http://www.vincix.it/index.php/19-anni-dopo/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi 19 luglio 2011 si ricorda la strage di via Mariano d&#8217;Amelio.</p>
<div id="attachment_48" class="wp-caption alignright" style="width: 340px"><a href="http://www.vincix.it/wp-content/uploads/2011/07/borsellino.jpg"><img class="size-full wp-image-48" title="Paolo Borsellino" src="http://www.vincix.it/wp-content/uploads/2011/07/borsellino.jpg" alt="Paolo Borsellino" width="330" height="499" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Borsellino</p></div>
<p>Il pomeriggio del 19 luglio del 1992, il giudice Paolo Borsellino stava adempiendo ai suoi impegni di figlio. Andava infatti a trovare la madre&#8230;<br />
Io avevo 12 anni e come molti non capivo bene cosa ci saremmo dovuti aspettare&#8230; la guerra era così vicina ma anche così distante da disorientarmi.<br />
Ho visto la colonna di fumo nero che si stagliava contro il cielo azzurro, la notizia al telegiornale e le lacrime dei parenti. A distanza di anni compresi con più consapevolezza, capii che il dolore proveniva dal fatto di aver perso un&#8217;ottima occasione, di aver dato come sempre l&#8217;immagine peggiore di Palermo al mondo, di sapere di avere la reputazione macchiata per sempre, di vedere come tutte le cose buone prima o poi muoiono ammazzate, di sapere che la soluzione c&#8217;è&#8230; ma non è quella di combattere!<br />
Il dolore proveniva dalla consapevolezza che non sarebbero tornati altri eroi come questi, che la gente avrebbe rimesso subito la testa sotto la terra e sarebbe tornata a non vedere.<br />
La frase di Borsellino &#8220;rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell&#8217;indifferenza, della contiguità e quindi della complicità&#8221; fa capire bene quello che intendo, le persone che abitano vicino un vulcano dopo poco non sentiranno più l&#8217;odore di zolfo&#8230; allo stesso modo al &#8220;puzzo&#8221; mafioso la gente si abitua, ci si convive ed alla fine si giustifica. Dopo tutto se le istituzioni fanno di tutto per non far capire la differenza tra boss latitante e politico affermato, come può il cittadino formarsi alla legalità senza esempi validi e fari da seguire??<span id="more-44"></span></p>
<p>Questo però non può essere una scusa, odio trovare scuse alla mie mancanze e credo sia troppo facile trincerarsi dietro questi dati di fatto. La domanda che dobbiamo farci è: &#8220;io cosa faccio per cambiare la situazione?&#8221;<br />
Dobbiamo esigere una risposta e se ancora non facciamo nulla allora siamo parte del problema!<br />
A volte ci vuole coraggio e decisione, ma la maggior parte delle volte ci vuole solo un pizzico di buona volontà.</p>
<p>Anche a questo servono queste giornate a ricordarci che possiamo fare la differenza, che possiamo cimentarci in imprese impossibili, perché solo così lasceremo una speranza ai nostri eredi, solo così daremo seguito a chi ha sacrificato ed a chi sacrifica ogni giorno la sua vita per una Sicilia libera da questo cappio.<br />
Smettiamola di pensare, &#8220;lo farà qualcun&#8217;altro&#8221; oppure &#8220;ma lo fanno tutti&#8221;. Non appena ci viene in mente un pensiero del genere arrabbiamoci con noi stessi e guardandoci allo specchio ripetiamo: Tu sei mafioso, non hai coraggio, non sai cosa sia l&#8217;onore. Ora rialzati e dimostra di avere una coscienza ed una dignità! Forza! Lo devi a te stesso e lo devi a tutti i morti ammazzati!!</p>
<p>Nonostante tutto, amo follemente la mia Palermo, amo follemente i palermitani ed i siciliani onesti e di buona volontà, amo il calore e la cortesia, il valore dei gesti e le tradizioni ancora forti e vive, il rispetto per i doveri che ci investono anche se molto impegnativi o pericolosi.<br />
Paolo Borsellino ha perso la vita perché nonostante la sua posizione non si esimeva dal compiere gesti così semplici e veri come quello di andare a trovare la madre, non accampava scuse, non si nascondeva dietro ad impegni istituzionali, non rispondeva &#8220;non ho tempo&#8221;&#8230; lui non lo ha fatto&#8230;</p>
<p>Quando impari a non rispondere &#8220;non ho tempo&#8221; e ti impegni a fare le cose <strong>ora</strong> e <strong>bene</strong>&#8230; <strong>vedrai quante soddisfazioni!</strong></p>
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		<title>Da una società feudale all’economia di relazione: come bloccare l’emorragia di Italiani all’estero. (II Parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 12:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincix</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[IN OCCASIONE DEI 150 ANNI DI UNITA’ D’ITALIA Il 15 febbraio del 2001, forte di un budget di 2 milioni e 400 mila lire, con 4 fiammanti camicie di Fellini nel trolley,  un abito di lino bianco rattoppato ad arte &#8230; <a href="http://www.vincix.it/index.php/manuel_de_teffe_ii/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IN OCCASIONE DEI 150 ANNI DI UNITA’ D’ITALIA<a href="http://www.vincix.it/wp-content/uploads/2011/03/dscn2806-3.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-36" title="dscn2806-3" src="http://www.vincix.it/wp-content/uploads/2011/03/dscn2806-3.jpg" alt="" width="368" height="276" /></a><br />
</strong></p>
<p>Il 15 febbraio del 2001, forte di un budget di 2 milioni e 400 mila lire, con 4 fiammanti camicie di Fellini nel trolley,  un abito di lino bianco rattoppato ad arte e altro made in Italy che avrebbe blindato la mia bella figura oltreoceano, partivo per New York City con un unico contatto, l’indirizzo di una ragazza canadese che mi aveva offerto lavoro su internet. In quei giorni, ero ancora tecnologico come una merenda di monache, la parola laptop mi evocava un passo ippico e Roma aveva appena finito uno slalom tra i miei sogni come un cieco col bastone.</p>
<p>L’unico fatto che  mi fa sorridere di quel periodo erano i disegni che schizzavo su un diario brasiliano per  riassumere interi concetti, e della penna che ancora utilizzavo per fissare su carta stormi di pensieri.</p>
<p>Le ragioni del mio espatrio, già citate, si stagliavano su un background familiare  di  3 vicende roboanti e un caso umano straordinario legato a Steven Spielberg ma del quale ancora non parlerò. To sum it all up: avevo un papà attore in pensione, ex eroe degli spaghetti western, a far feste nel suo attico a Rio; una mamma inventrice che cercava di far partire il suo gioco di carte stampato e non distribuito da Dal Negro;  una iron-nonna che si nutriva di settimane enigmistiche in un monolocale sull’Aurelia dopo che la mafia le aveva bruciato tutti i vigneti in quel di Canicattì  per essersi sempre rifiutata sempre di pagare il pizzo, chapeau  e standing ovation.<span id="more-35"></span></p>
<p>In questa fine cornice  ero comunque riuscito a far  bingo come regista, ma qualcuno mi aveva poi rinchiuso in cella frigorifera col biglietto vincente della lotteria. 8 mesi ad aspettare sul letto che la produzione mi chiamasse dopo essere stato preso dal gran capo. 8 mesi di adesso partiamo e continui abort takeoff. Naturalmente avevo vagliato con freddezza anche altre  ipotesi lavorative…Ma le quasi 500 lettere che partirono da via delle Fornaci non ebbero alcuna risposta. Se chiudo gli occhi e mi concentro bene sono tutte lì, in fondo al Triangolo delle Bermuda, nella carlinga di un aereo da guerra, ancora sigillate. Poi una sera, dopo 7 mesi e mezzo di prove, mandai per sbaglio una e-mail negli USA e Il giorno dopo mi ringraziavano per averli contattati: “We think you’re suitable for a special mission”. Mi esplose in testa l’incipit del leit motiv di Superman e se  non piansi subito fu perché qualcuno mi stava bussando alla porta.</p>
<p>Addentai la mela in una giornata nevosa, diedi l’indirizzo a un tassista broccolino che mise subito K.O. tecnico il mio splendido british english e mi ritrovai con la coda tra le gambe in Uptown Manhattan a casa di una ragazzina canadese, mia datrice di lavoro e anfitriona. Si chiamava Anna Alpine,  mi cucinò al volo due anglospaghetti acquosi e mi spedii a letto con una tisana. Ancora non lo sapevo, ma quell’ appartamentino di 70 metri quadri era il primo quartier generale della World Youth Alliance.</p>
<p>Il giorno dopo, in poche ore avevo di nuovo  un compito, una roadmap, una deadline. Fui subito inserito in una squadra internazionale di coetanei: i mie nuovi amici si chiamavano Erik, Mark, Olivia, Gudrun e Melissa. Come gli X-Men, ognuno di noi era stato reclutato per un particolare talento. Come i Goonies, avremmo vissuto l’avventura della nostra vita. Altri personaggi incredibili, tipo Julie la ballerina mormona, si aggiunsero poco a poco alla squadra e io ridivenni finalmente quel macbook pro a piena carica che ero sempre stato. La World Youth Alliance era un’organizzazione no-profit apolitica nata per l’esaltazione della dignità della persona umana, il mio compito sarebbe stato quello di realizzare un documentario sulla “straordinarietà dell’Infanzia”, lavoro che avremmo dovuto presentare durante una speciale sessione ONU  l’11 Settembre di quell’anno. Tuttavia, prima di girarlo, Anna voleva che capissi come funzionavano le United Nations, per censire le varie sensibilità, e iniziai dunque a prendere parte a ogni possibile riunione, comitato, pranzo e tè pomeridiano. Presenziai per due mesi anche  alla scrittura di quegli altisonanti documenti composti in real time su schermo gigante, dove per mettere d’accordo tutti si scrivevano cose pazzesche. Era la beffa planetaria del politically correct, quel non offendere nessuno mettendo tutti nel sacco. Sessioni infinite sul gender equality, ridiscussione totale sul ruolo della famiglia tradizionale.</p>
<p>Ogni mattina uscivamo su Seaman street diretti in metropolitana per le Nazioni Unite, io nel tragitto ingannavo il tempo facendo caricature ai viaggiatori che poi regalavo agli stessi; dalle 6 del pomeriggio in poi, dopo il lavoro, inchiodavamo la teoria alla vita. Senza diarchie. La World Youth Alliance metteva in pratica lo statuto a 360 gradi, la visione della Culture of Life si traduceva organicamente in fine settimana indimenticabili. Dal venerdì alla domenica sera era un esplosione di cocktail, cene, dopocene, teatri, vernissage, musei, serate a casa di,  feste a casa da e passeggiate a Central Park con tazzoni di caffè antineve. Anna era la fondatrice e a quel tempo anche la presidente, ma FACEVA RUOTARE ogni RESPONSABILITA’, senza il terrore che la sua autorità ne venisse intaccata. Adesso opera esclusivamente come  fondatrice, perché nella WYA per statuto si può esser presidenti solo sino a trent’anni, e l’ufficio non è più a Seaman street  ma si è spostato in un glorioso edificio vicino al Palazzo di Vetro, grazie a una generosa donazione : 3 interi piani dove giovani di tutto il mondo vivono e lavorano, cambiando di anno in anno.</p>
<p>L’esperienza finii. Tornato in Italia iniziai ben pagato un lavoro da regista in una nuova produzione romana, conobbi in un pub una cantante neozelandese con la quale mi misi insieme e, per una ragione che spiegherò solo a a voce a chi sarà interessato, l’undici settembre del 2001 non presenziai alle Nazioni Unite col mio documentario sull’infanzia ma lo spedii da Londra: la provvidenza, mi aveva intercettato a metà strada.</p>
<p>Economicamente avrei invece gongolato ancora per qualche mese, perché i dignitosissimi 3 milioni di lire che ricevevo di stipendio si sarebbero presto trasformati in amari 1500 euro mensili. Dal quel collasso economico si salvarono in pochi, una mia amica finì a mangiare alla Caritas ed esplose un’inflazione psicologica che fu in parte dettata da un gran numero di ristoratori e negozianti. Ciò che costava 1000 lire e che lo Stato garantiva valere 50 centesimi, si era trasformato ovunque in un euro. Una pizza da diecimila lire, era diventata pizza da dieci euro. E noi quelle ventimila lire travestite le pagavamo tutti, zitti e conniventi, per continuare a far bella figura. Quando negli Stati Uniti anche un Rockfeller vedendosi appioppato una margherita da 10 euro avrebbe preferito non pagare e alzarsi, per dignità. Perché anche i  Rockfeller  hanno un’etica nonostante tutto. Questo fu il nostro errore: noi non ci alzammo da tavola ma mettemmo sul tavolo quelle 10 euro.</p>
<p>Se l’impegno numero uno dell’Italia è di bloccare la crescita umana, spirituale e fisica dei suoi figli, beh, HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA. O elaborate e ci spedite subito una mappa per rientrare, oppure saremo costretti a rimanere fuori orbita. Se la crescita in Italia è zero,  le aziende non rispondono alle e-mail, le carte sono già state distribuite  e la principale preoccupazione di un cittadino è non prendere una multa alla macchina per non avere la concessionaria per la riscossione dei tributi che avvia ipoteche sulla casa con lettere agghiaccianti, MAYDAY-MAYDAY. E se per mettersi in proprio e avviare una S.r.l. lo Start-up è calare 3500 euro dal notaio contro i 1000 della Germania, i 150 della Francia e i 135 GBP del Regno Unito (www.doingbusiness.org), Opss…Presidenti Napolitano, Berlusconi, Fini, leader tutti, Signori Marcegaglia e Montezemolo, MI COPIATE?</p>
<p>In questo  momento storico, i giovani italiani senza conoscenze alle spalle sono stati  messi al muro dal loro stesso paese. Davanti ad essi il plotone d’esecuzione dei finti dibattitti televisivi sulla meritocrazia che non spostano di un millimetro il problema ma che li tengono buoni. Le televisioni nazionali continuano involontariamente a depistare gli Italiani e da Sposini, Giletti, Santoro e Fazio si parla di caste e baronati senza capire che con la  struttura mentale attuale  persino la più un’innocua delle onlus rischia di diventare nel tempo un feudo impenetrabile.</p>
<p>Siamo  in una società feudale avanzata, l’economia di relazione che in America scatta automaticamente per curiosità, qui entra in funzione solo alla luce di un sicuro do ut des, dopo che la gente si è fatta un’ idea esatta della geografia di convenienze che hai dietro le spalle, perchè speriamo sempre in “un qualcosina in più”, senza comprendere che la convenienza immediata è l’essere umano che ti tende la mano. Una mentalità che ha polverizzato su tutto il territorio nazionale, in qualsiasi ambito lavorativo, ogni possibilità di ricambio generazionale.</p>
<p>Sono ormai sicuro non sia più corretto parlare astrattamente di fuga di cervelli, perché l’Italia continua a esser piena di persone intelligentissime. Ognuna al suo posto.  La fuga di cervelli non esiste, è linguaggio da Nazioni Unite,  cumpunto e tronfio, qui siamo in presenza di un’emorragia di esseri umani. La traiettoria della semantica è importante, parlare di fuga di cervelli ci fa pensare con distacco a un antipatico gruppo di nerd che scappano da Nuoro, ma considerare un’ emorragia di esseri umani, beh, questo concetto dovrebbe mettere in moto la nostra umanità.</p>
<p>Perché o diventiamo generosi come gli italoamericani a NYC che dopo averti conosciuto hanno il bisogno fisico di sapere  se hai un lavoro e in caso negativo ti iniettano nella società e diventi un player, oppure mia moglie ha avuto ragione a far nascere nostra figlia in Germania. O iniziamo a vedere un giovane di 18 anni come un uomo con un suo ruolo unico da svolgere e ci impegnamo tutti per farlo decollare dall’Italia per l’Italia, o avremo  già decretato la sua morte civile e tra noi e Cosa Nostra, signore e signori,  non ci sarà alcuna differenza.</p>
<p>Non c’è più tempo di fare bella figura nè di rimboccarsi le maniche. Così come siamo, nel modo in cui ci troviamo, dobbiamo solo iniziare un clamoroso cambio di mentalità e atteggiamento. Dobbiamo iniziare tutti a grondare una generosità che si è incattivita nel tempo, rinchiusa come è stata nelle segrete dei nostri feudi.</p>
<p>PASSO.</p>
<p>E da qualche parte mi aspetto un ROGER.</p>
<p>Con amore e gratitudine per per il paese dove sono nato, per i suoi 150 anni d’unità.</p>
<p><strong>Manuel de Teffé <strong>(<a href="http://manueldeteffe.wordpress.com/" target="_blank">http://manueldeteffe.wordpress.com/</a>)</strong></strong></p>
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		<title>&#8220;Stamattina porto i vestiti a lavare e parto per New York&#8221; : Storia di come scoprii l’Economia di relazione.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 11:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincix</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[IN OCCASIONE DEI 150 ANNI D’UNITA’ D’ITALIA. il 3 febbraio del 2001, forte di un budget di  tre milioni e cinquecentomila lire, dopo aver portato i miei vestiti a lavare,  messo in ordine la stanza  e rattoppato un completo di &#8230; <a href="http://www.vincix.it/index.php/manuel_de_teffe_i/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vincix.it/wp-content/uploads/2011/03/stamattina.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-30" title="stamattina" src="http://www.vincix.it/wp-content/uploads/2011/03/stamattina.jpg" alt="" width="286" height="430" /></a></p>
<p>IN OCCASIONE DEI 150 ANNI D’UNITA’ D’ITALIA.</p>
<p>il 3 febbraio del 2001, forte di un budget di  tre milioni e cinquecentomila lire, dopo aver portato i miei vestiti a lavare,  messo in ordine la stanza  e rattoppato un completo di lino bianco, compravo un biglietto aereo per New York City con la prospettiva di  reiniziare “from scratch”. L’ipod ancora non esisteva, solo un quinto dei miei amici aveva un indirizzo e-mail e Roma mi stava lobotomizzando ogni spiraglio.</p>
<p>L’unico elemento che rimpiango di quel periodo era l’uso consistente del telefono fisso. Quel misterioso brivido che ti percorreva la schiena quando squillava il telefono e mamma bussava alla tua porta dicendoti: “E’ per te…”</p>
<p>le ragioni del mio decollo furono 2. La prima deflagrante: l’essere stato parcheggiato in panchina per 8 mesi in una grande produzione televisiva romana dopo aver diretto una serie di documentari in giro per il mondo trasmessi da RAIDUE: inserito in pianta stabile dall’anziano produttore, ero  in seguito stato  allontanato da un ragazzo dell’entourage. La seconda, fu l’atteggiamento con il quale vidi un mio concittadino romano bere il caffè.</p>
<p>Fu l’evento interruttore, “The straw that breaks the camel’s back”, e ne rimasi così turbato da sentire il bisogno di fissare in un disegno (vedi scarabocchio sulla pagina del mio diario) ciò che avevo da sempre percepito ma mai coagulato in pensieri: il modo sconsolato col quale ricurvi su noi stessi, dopo aver compiuto un piccolo gesto in una piccola tazzina, portiamo alla bocca 20 piccole gocce  di liquido nero dolciastro e le buttiamo giù senza speranza, pavidamente. E ciò accade di mattina, nel momento cioè, in cui ci si dovrebbe alzare dal letto come giganti.<span id="more-29"></span></p>
<p>A Roma ero giunto a una conclusione:  per poter lavorare con continuità o dovevo gestire un bar oppure conoscere qualcuno. Bar non ne avevo, e tutti i qualcuno a cui volevo presentarmi vivevano in feudi inaccessibili i cui ponti levatoi erano costantemente alzati. Di quando in quando trovavo qualche ponte levatoio abbassato per sbaglio e irrompevo all’interno della proprietà,  ma il salvacondotto per rimanere dentro era di sancire i miei movimenti all’interno di un’aurea mediocritas, pena l’esser fulminato dall’invidia delle corti, impegnate con lungimirante protervia nel mantenimento dello status quo. Tradotto: se mostravo di esser bravo o avere personalità  ero fottuto.</p>
<p>In Italia, era più facile imbattermi e fare amicizia a Piazza Navona con David Lynch, consegnare personalmente un soggetto a Oliver Stone (e avere da lui una lettera di risposta entro due settimane) o ottenere il permesso di soggiorno sul set di Star Wars a Caserta per studiare l’illuminotecnica  di George Lucas. L’ambiente romano del settore era invece super elitario e impenetrabile.</p>
<p>Partii  dunque per NY con budget risibile,  restai per 2 mesi, interagii col mondo. Per un turbinio incredibile di avvenimenti mi inserii con slancio nella società newyorkese e nel giro di quattro settimane conoscevo più persone lì di quante ne fossi riuscito a conoscere in Italia durante una vita. La mattina uscivo su Seaman street ( Uptown Manhattan) brandendo un tazzone di caffè bollente zuccherato, bibitozzo ripugnante ma necessario per battere le folate d’aria ghiacciata secca che mi sferzavano il volto. Tenere in pugno un caffè non delizioso come quello italiano in un tazzone enorme mi dava una postura fisica più agguerrita che silenziosamente influiva giorno dopo giorno su quella mentale: quando incedi  tenendo in mano qualcosa che parte pesante ma diventa leggero, il tuo stesso atteggiamento psicologico cambia…La giornata non iniziava più con un sorsetto e poi speriamo che me la cavo ma con movimenti ampi e un “let’s make it happen!”</p>
<p>A Manhattan la meccanica delle conoscenze era fluidissima, scoprii che per conoscere qualcuno non avevo bisogno di conoscere nessuno e mi muovevo senza inerzie all’interno di un tessuto sociale ignoto dove la gente era contenta di conoscermi perchè ero la novità;  un ambiente dove il nuovo, l’absolute beginner o chi falliva e ricominciava da zero, erano visti come risorse da testare o senza esagerazioni: come  manna dal cielo.</p>
<p>Alzavo il telefono e riuscivo a parlare con chiunque, senza bisogno di essere presentato da, e lavoravo senza bisogno di ricambiare il favore per. Ero sbigottito, mi sentivo a metà strada tra il Neo di Matrix e l’Alice nel paese delle meraviglie , con la sola eccezione che il  bianconiglio lo tenevo  ben stretto al guinzaglio e di piegar cucchiai proprio non ne avevo intenzione.</p>
<p>L’esperienza finii. Tornato in Italia, sarei poi dovuto ripartire per NY e iniziare un lavoro all’ONU con la World Youth Alliance esattamente il giorno undici Settembre ma un avvenimento che racconterò solo a voce a chi sarà interessato mi tenne provvidenzialmente lontano dal vedere crollare le torri.  La mela mi aveva cambiato per sempre, e mio fratello Luiz ne fu talmente scosso da pregarmi qualche anno dopo di farlo ospitare a NY per poter godere anche lui di un periodo sabbatico. Sistemai l’architetto nel Bronx, a farsi le ossa, a studiare l’inglese e a lavorare come grafico in una compagnia di mormoni…Una specie di scherzo, per temprare l’ex PR discotecaro ora rinomatissimo development manager milanese e uno dei migliori uomini che conosca.</p>
<p>Al contrario di quanto sarebbe logico pensare, questa impagabile esperienza oltre oceano non ha diminuito di un millimetro il mio amore per l’Italia ma semplicemente mi ha aperto gli occhi su una realtà strutturale che pativo senza comprendere come affrontare. Le cose nel Bel Paese (“Famolo pure brutto”, direbbe mio padre) dopo dieci anni non sono certo cambiate, e specchietto di tornasole ne è Sanremo, rito tribale italiano dove esiste ancora l’indecente  spartiacque psicologico fra “i Big” e le “nuove proposte”.</p>
<p>L’Italia è dunque una società feudale avanzata, bisogna averlo chiaro in mente ma non farsene una ragione:  il ventenne che si affaccia sul mondo del lavoro viene visto come elemento destabilizzante, non è una ricchezza, è un virus che non deve entrare in circolo.  Se invece vuole mettersi in proprio può aprire  una S.r.l. ma subirà una tortura medioevale impietosa (meglio e più tutelante aprire una LTD a Londra). Bisogna, dicevo, averlo ben chiaro…Per ora siamo una società feudale avanzata. Comunichiamo con chi già conosciamo…E in modo stitico. La ragione storica di una più semplice economia di relazione americana risiede  nel fatto che nella terra di Colombo tutti arrivarono nello stesso momento e dovettero guardarsi in faccia per capire chi fossero e chi poteva fare cosa…Mi immagino un dialogo dell’epoca: “Tu chi sei?” ” Sono Charlie e vengo dall’irlanda e tu?” ” Sono Roberto, vengo da Napoli”  ”Che sai fare Bob? ” “Io? Il caffè, so tutto sul caffè, e tu Charlie?”  Io costruisco ponti. Ok, Bob…Bingo! ascolta, ho un’idea di business geniale …Apriamo un bar su un ponte, non l’ha mai fatto nessuno…”</p>
<p>Anche nei film…La gente vuole e va a vedere film con attori totalmente sconosciuti perché…beh, perché sono nuovi, c’è l’eccitazione di andare a scoprire esseri umani che non conosci, che se sono stati scelti è perché beh, è perché devono essere bravissimi…</p>
<p>Ogni volta che rientro in Italia sento invece sempre lamenti , mi sembra di assistere a una permanente guerra civile: ancora si discute di sinistra, di destra, di terzi poli, di convergenze parallele e tutto ciò con un atteggiamento che evoca solo quell’odore di muffino che ristagna intorno ai cappotti delle vecchie vedove con figlia nubile al seguito.</p>
<p>Ecco dunque il concetto chiave per buttare giù questa società feudale avanzata: ECONOMIA DI RELAZIONE, ECONOMIA DI RELAZIONE, ECONOMIA DI RELAZIONE. Economia di relazione che nasce anche da un semplice atto come quello di non far finta che quell’ e-mail che hai ricevuto da cinque giorni non sia mai arrivata.  C’è eccome, aprila e rispondi: rispondi sempre e sii generoso, vai a conoscere lo sconosciuto che bussa, potrebbe accadere qualcosa di straordinario.</p>
<p>Facciamo accadere qualcosa di straordinario e non solo su Faccialibro.</p>
<p>Con amore e gratitudine per il paese  dove sono nato, per i suoi 150 anni d’unità.</p>
<p><strong>Manuel de Teffé (<a href="http://manueldeteffe.wordpress.com/" target="_blank">http://manueldeteffe.wordpress.com/</a>)</strong></p>
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		<title>Un saluto a Josef Schmidt</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 05:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincix</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[ELIS]]></category>
		<category><![CDATA[Josef Schmidt]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>

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		<description><![CDATA[Josef Schmidt, è morto. Ieri alle 07:45 ci ha lasciato una persona speciale. Prestò servizio per tre Papi per 15 anni. Nel 1965 lasciò l&#8217;incarico di guardia svizzera, con il grado di sottotenente e la nomina di Cavaliere di San &#8230; <a href="http://www.vincix.it/index.php/un-saluto-a-josef-schmidt/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10" class="wp-caption alignright" style="width: 270px"><a href="http://www.vincix.it/wp-content/uploads/2010/07/josef-schmidt.380.jpg"><br />
</a></p>
<div style="text-align: auto;"><a href="http://www.vincix.it/wp-content/uploads/2010/07/josef-schmidt.380.jpg"><img class="size-full wp-image-10 " title="josef-schmidt.380" src="http://www.vincix.it/wp-content/uploads/2010/07/josef-schmidt.380.jpg" alt="Josef Schmidt" width="260" height="380" /></a></div>
<p><p class="wp-caption-text">Josef Schmidt</p></div>
<p>Josef Schmidt, è morto.</p>
<div id="_mcePaste">Ieri alle 07:45 ci ha lasciato una persona speciale.</div>
<div>Prestò servizio per tre Papi per 15 anni. Nel 1965 lasciò l&#8217;incarico di guardia svizzera, con il grado di sottotenente e la nomina di Cavaliere di San Silvestro, per dedicarsi all&#8217;avvio del nascente Centro ELIS. (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=qERGf8mXBQE" target="_blank">la sua ultima intervista</a>)<span id="more-9"></span></div>
<div id="_mcePaste">Io ho avuto il privilegio di conoscerlo nel 2000 quando da Palermo mi trasferii a Roma, presso il centro ELIS&#8230;</div>
<div id="_mcePaste">Mi ricordo molto bene i notri brevi colloqui, lo scambio di battute e ovviamente qualche richiamo amministrativo&#8230;</div>
<div id="_mcePaste">Mi piaceva molto passare dal Signor Josef a salutare, mi colpiva e mi piaceva la sua lucida e vivace inteligenza. Si ricordava tutto e di tutti&#8230; era straordinario.</div>
<div id="_mcePaste">Mi ricordo come se fosse ieri tutte le volte che assentandomi un weekend per tornare a casa, lui incontrandomi in corridoio mi chiedeva come era andata, e se i miei genitori stessero bene&#8230; (mi colpiva sempre, perchè era un segno che lui si era accorto o comunque sapeva della mia assenza, e se ne ricordava) non era facile ne scontato, eravamo tanti i residenti e neanche io mi accorgevo se qualcuno mancava durante il weekend.</div>
<div id="_mcePaste">Durante una tertulia mi ricordo che ci raccontò della sua esperienza come guardia svizzera, aveva il dono del saper raccontare, pendavamo dalle sue labbra, e personalmente quegli aneddotti e racconti li avrò a mia volta raccontati decine di volte.</div>
<div id="_mcePaste">Era un vanto poter dire che lo conoscevo, e quando ci pensavo mi riempivo di gioia.</div>
<div id="_mcePaste">Adesso che è morto&#8230; penso e mi rattristo&#8230; avrò fatto capire al signor Josef quello che pensavo di lui?</div>
<div id="_mcePaste">Sarò stato ingrato a non essermi più preoccupato? Purtroppo non sapevo della sua malattia e non vivendo più in residenza non lo vedevo da tanto tempo&#8230; Credo di averlo visto e salutato qualche tempo fa&#8230; ma come spesso capita ho dato per scontato quell&#8217;incontro e ho supposto che lo avrei rincontrato di nuovo, magari per potergli raccontare che mi ero sposato, che lavoravo ormai da tanti anni e che ho un contratto a tempo indeterminato&#8230; insomma, cose che gli avrebbero fatto di certo piacere. Ma purtroppo ora non le potrò dire più&#8230; non potrò mai più dirgli quanto lo ammirassi e stimassi.</p>
<p>Sono certo che è già stato accolto nella Casa del Padre, dove non ci sono sofferenze fisiche, ma solo gioie.</p>
<p>Grazie per l&#8217;esempio!</p>
</div>
<div>Addio Signor Josef.</div>
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		<title>Vincix 4 Africa</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 08:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincix</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutte le notizie ed articoli che avevo scritto su questo blog riguardanti i progetti in Africa, li ho spostati sul blog Vincix 4 Africa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le notizie ed articoli che avevo scritto su questo blog riguardanti i progetti in Africa, li ho spostati sul blog <a title="Vincix 4 Africa" href="http://africa.vincix.it/" target="_blank">Vincix 4 Africa</a>.</p>
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		<title>Fiero di essere siciliano</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jul 2007 06:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vincix</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[Falcone]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Come avrete visto in questi giorni ricorre l’anniversario della caduta dei giudici Falcone e Borsellino. Due ufficiali in una guerra dove il nemico ha diverse divise e che spesso ti spara alle spalle quando invece te le dovrebbe proteggere… Non &#8230; <a href="http://www.vincix.it/index.php/fiero-di-essere-siciliano/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">
<div id="attachment_19" class="wp-caption alignright" style="width: 420px"><a href="http://www.vincix.it/wp-content/uploads/2010/07/falcone-borsellino-.jpg"><img class="size-full wp-image-19" title="falcone-borsellino" src="http://www.vincix.it/wp-content/uploads/2010/07/falcone-borsellino-.jpg" alt="I giudici Borsellino e Falcone" width="410" height="307" /></a><p class="wp-caption-text">I giudici Borsellino e Falcone</p></div>
<p>Come avrete visto in questi giorni ricorre l’anniversario della caduta dei giudici<strong> Falcone e Borsellino</strong>.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">Due ufficiali in una guerra dove il nemico ha diverse divise e che spesso ti spara alle spalle quando invece te le dovrebbe proteggere…</div>
<div id="_mcePaste">Non voglio discutere sull’intreccio Mafia-Politica, troppo facile generalizzare e troppo facile dire che spesso sono la stessa cosa o che comunque sono “<strong>due facce della stessa medaglia</strong>”.<span id="more-18"></span></div>
<div id="_mcePaste">Guardando questi documentari e queste inchieste tv non posso fare a meno di soffrire… vedere la mia meravigliosa terra… insanguinata… lacerata… sporcata!</div>
<div id="_mcePaste">Un dolore che sicuramente mi accompagnerà sempre.</div>
<div id="_mcePaste">Io adoro la mia <strong>Sicilia</strong>… amo il suo mare le sue campagne, le sue montagne, le distese boschive e le macchie mediterranee, il calore insopportabile ed il “freddo” invernale… il passeggiare in paese e salutare i vecchietti davanti alla porta dicendo “salutamo”&#8230; il senso del dovere e dell’onore quando si parla dei genitori o della propria famiglia… l’attaccamento alla terra… l’Onore! Quello sano! Quello che ti fa rispettare le regole, quello che ti fa andare contro corrente! Quello che ti mantiene rispettabile e ovviamente onorabile!</div>
<div id="_mcePaste">Adoro girare per le campagne e le colline dove si trovano ancora i contadini che ti invitano a sederti alla loro tavola dicendoti “a favorire” se solo ti fermi a chiedere informazioni…</div>
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