19 anni dopo

Oggi 19 luglio 2011 si ricorda la strage di via Mariano d’Amelio.

Paolo Borsellino

Paolo Borsellino

Il pomeriggio del 19 luglio del 1992, il giudice Paolo Borsellino stava adempiendo ai suoi impegni di figlio. Andava infatti a trovare la madre…
Io avevo 12 anni e come molti non capivo bene cosa ci saremmo dovuti aspettare… la guerra era così vicina ma anche così distante da disorientarmi.
Ho visto la colonna di fumo nero che si stagliava contro il cielo azzurro, la notizia al telegiornale e le lacrime dei parenti. A distanza di anni compresi con più consapevolezza, capii che il dolore proveniva dal fatto di aver perso un’ottima occasione, di aver dato come sempre l’immagine peggiore di Palermo al mondo, di sapere di avere la reputazione macchiata per sempre, di vedere come tutte le cose buone prima o poi muoiono ammazzate, di sapere che la soluzione c’è… ma non è quella di combattere!
Il dolore proveniva dalla consapevolezza che non sarebbero tornati altri eroi come questi, che la gente avrebbe rimesso subito la testa sotto la terra e sarebbe tornata a non vedere.
La frase di Borsellino “rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità” fa capire bene quello che intendo, le persone che abitano vicino un vulcano dopo poco non sentiranno più l’odore di zolfo… allo stesso modo al “puzzo” mafioso la gente si abitua, ci si convive ed alla fine si giustifica. Dopo tutto se le istituzioni fanno di tutto per non far capire la differenza tra boss latitante e politico affermato, come può il cittadino formarsi alla legalità senza esempi validi e fari da seguire?? Continua a leggere

Da una società feudale all’economia di relazione: come bloccare l’emorragia di Italiani all’estero. (II Parte)

IN OCCASIONE DEI 150 ANNI DI UNITA’ D’ITALIA

Il 15 febbraio del 2001, forte di un budget di 2 milioni e 400 mila lire, con 4 fiammanti camicie di Fellini nel trolley,  un abito di lino bianco rattoppato ad arte e altro made in Italy che avrebbe blindato la mia bella figura oltreoceano, partivo per New York City con un unico contatto, l’indirizzo di una ragazza canadese che mi aveva offerto lavoro su internet. In quei giorni, ero ancora tecnologico come una merenda di monache, la parola laptop mi evocava un passo ippico e Roma aveva appena finito uno slalom tra i miei sogni come un cieco col bastone.

L’unico fatto che  mi fa sorridere di quel periodo erano i disegni che schizzavo su un diario brasiliano per  riassumere interi concetti, e della penna che ancora utilizzavo per fissare su carta stormi di pensieri.

Le ragioni del mio espatrio, già citate, si stagliavano su un background familiare  di  3 vicende roboanti e un caso umano straordinario legato a Steven Spielberg ma del quale ancora non parlerò. To sum it all up: avevo un papà attore in pensione, ex eroe degli spaghetti western, a far feste nel suo attico a Rio; una mamma inventrice che cercava di far partire il suo gioco di carte stampato e non distribuito da Dal Negro;  una iron-nonna che si nutriva di settimane enigmistiche in un monolocale sull’Aurelia dopo che la mafia le aveva bruciato tutti i vigneti in quel di Canicattì  per essersi sempre rifiutata sempre di pagare il pizzo, chapeau  e standing ovation. Continua a leggere

“Stamattina porto i vestiti a lavare e parto per New York” : Storia di come scoprii l’Economia di relazione.

IN OCCASIONE DEI 150 ANNI D’UNITA’ D’ITALIA.

il 3 febbraio del 2001, forte di un budget di  tre milioni e cinquecentomila lire, dopo aver portato i miei vestiti a lavare,  messo in ordine la stanza  e rattoppato un completo di lino bianco, compravo un biglietto aereo per New York City con la prospettiva di  reiniziare “from scratch”. L’ipod ancora non esisteva, solo un quinto dei miei amici aveva un indirizzo e-mail e Roma mi stava lobotomizzando ogni spiraglio.

L’unico elemento che rimpiango di quel periodo era l’uso consistente del telefono fisso. Quel misterioso brivido che ti percorreva la schiena quando squillava il telefono e mamma bussava alla tua porta dicendoti: “E’ per te…”

le ragioni del mio decollo furono 2. La prima deflagrante: l’essere stato parcheggiato in panchina per 8 mesi in una grande produzione televisiva romana dopo aver diretto una serie di documentari in giro per il mondo trasmessi da RAIDUE: inserito in pianta stabile dall’anziano produttore, ero  in seguito stato  allontanato da un ragazzo dell’entourage. La seconda, fu l’atteggiamento con il quale vidi un mio concittadino romano bere il caffè.

Fu l’evento interruttore, “The straw that breaks the camel’s back”, e ne rimasi così turbato da sentire il bisogno di fissare in un disegno (vedi scarabocchio sulla pagina del mio diario) ciò che avevo da sempre percepito ma mai coagulato in pensieri: il modo sconsolato col quale ricurvi su noi stessi, dopo aver compiuto un piccolo gesto in una piccola tazzina, portiamo alla bocca 20 piccole gocce  di liquido nero dolciastro e le buttiamo giù senza speranza, pavidamente. E ciò accade di mattina, nel momento cioè, in cui ci si dovrebbe alzare dal letto come giganti. Continua a leggere

Un saluto a Josef Schmidt


Josef Schmidt

Josef Schmidt

Josef Schmidt, è morto.

Ieri alle 07:45 ci ha lasciato una persona speciale.
Prestò servizio per tre Papi per 15 anni. Nel 1965 lasciò l’incarico di guardia svizzera, con il grado di sottotenente e la nomina di Cavaliere di San Silvestro, per dedicarsi all’avvio del nascente Centro ELIS. (la sua ultima intervista) Continua a leggere

Fiero di essere siciliano

I giudici Borsellino e Falcone

I giudici Borsellino e Falcone

Come avrete visto in questi giorni ricorre l’anniversario della caduta dei giudici Falcone e Borsellino.

Due ufficiali in una guerra dove il nemico ha diverse divise e che spesso ti spara alle spalle quando invece te le dovrebbe proteggere…
Non voglio discutere sull’intreccio Mafia-Politica, troppo facile generalizzare e troppo facile dire che spesso sono la stessa cosa o che comunque sono “due facce della stessa medaglia”. Continua a leggere